Domenica mattina, salvo contrattempi, avremo, per la prima volta, esperienzato l’incontro con coppie dichiaratamente scambiste.
Per giungere a tale ambizioso traguardo ricorreremo ad un incontro informale, una cena organizzata da una com trasgressiva.
Un anno di inde(fesso) lavorio clodesco, ai fianchi (ed in mezzo, in basso, ai) della sfiancata Cate, si approssima ad una tappa fondamentale.
Le premesse sono, ad essere minimalisticamente oggettivi, entusiasmanti:
Cate: “se la festa prende una zozza piega e te te ne vuoi stare li, io me torno a casa in taxi”
Clod: “questa si chiama pretattica spiazzante, la mia cara maliziosetta! Eccheddire allora, mia bella Innocentina, delle Tue domandine pudiche relative alla necessità di detricomare integralmente la topa???”
“cosa? Non ti ho detto proprio nulla del genere. Ehm, e poi che centra? A proposito, domani sera rientrerò più tardi, vado dall’estetista…”
“hai ragione, ho contestualizzato alcuni fatti, e la mia sordida fantasia mi ha indotto ad equivocare un Tuo, in reltà, pudico, ed igienico, proposito. Ne “parlavo” proprio oggi, ho ciatterato alcune decine di minuti con …a”
Cate, con psicologica dolcezza, appresa alla “Scuola Negoziatori Polizia di Los Angeles”, atterra Clod e gli punta il forchettone da rollè: “che vi siete detti?”
“ahiiii…niente, soltanto che probabilmente saremmo arrivati sul tardi, e Lei, gentilissima ci ha fornito il Suo numero di cell, nel caso di contrattempi e/o difficoltà”
I rebbi ormai conficcati nella rolata di Clod “e basta, tutto sto tempo?”
“aspetta, sta uscendo il sangue…si, solo quello, del più e del meno, del tempo, sopratutto. Nel frattempo ho dovuto rispondere un paio di volte al telefono, evadere una decima di meils…ahiaaaaa, ok, va bene, anche del suo bellissimo tatuaggio…”
Clod sta scrivendo questi appunti, a casa, in piedi, con rispetto scrivendo agli sfortunati lettori, nudo dalla cintola in giù, con una sola mano. Con l’altra, dotata di una delicatezza sorprendente, sostiene un forchettone da arrosto.